XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-52)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Continua il discorso in parabole di Gesù; continua cioè il suo impegno teso a coinvolgerci nella costruzione del Regno di Dio. Così Gesù, dopo aver posto innanzi a noi lo stile paziente e tollerante di Dio – che è lo stile del Regno – ci presenta un’altra esigenza del Regno: fanno parte del Regno coloro che sono disposti a giocarsi tutto. Paolo, nella seconda lettura, volendo suscitare nel credente una speranza serena, ricorda che tutti siamo stati “predestinati”, “chiamati”, “giustificati” e “glorificati”. Se al verbo «predestinare» non diamo il senso del «tutto è deciso», ma intendiamo dire, come vuole lo stesso Paolo, che la volontà salvifica di Dio precede ogni nostra opera, allora capiamo la continuità tra le tre letture di questa domenica e ne cogliamo il messaggio. Il Signore che, come ci ricorda Paolo, ci ha chiamati e continua a chiamarci a una vita bella e riuscita secondo i suoi criteri non ci dispensa dal fare le nostre scelte, anzi ci domanda di fare scelte che siano frutto di sapiente discernimento e di radicale impegno. Se mettiamo allora insieme le letture di oggi, sembra proprio fuori posto il tentativo, sempre in agguato, di identificare la sapienza e l’equilibrio richieste a ognuno di noi con le mezze misure. Sia al contadino sia al mercante del Vangelo viene chiesto di «comprare» e cioè di impegnare quello che si ha: la costruzione del Regno vuole che si coniughino insieme grazia di Dio e responsabilità dell’uomo. Il primo passo da fare per entrare concretamente in questa logica è far nostra la preghiera di Salomone (1ª lett.), chiedendo per noi un “cuore docile” che sappia ascoltare. Il credente è l’uomo capace/disposto ad ascoltare, disposto a lasciarsi stanare dalle proprie sicurezze. Il credente è per natura sua un «cercatore» sanamente inquieto, come i protagonisti (contadino- mercante) delle parabole evangeliche. I gesti del contadino che va, vende e compra la perla sono gesti decisi ed essenziali. E, per di più, compiuti con gioia perché hanno entrambi (contadino e mercante) trovato il tesoro. «Il Regno dei cieli – infatti, dive Gesù – è simile a un tesoro!» Ma cosa è questo tesoro che merita ancora oggi gesti essenziali e decisi? Se continuiamo a pensare al Regno dei cieli come a qualcosa di lontano, di non meglio identificato allora per conquistarlo, per costruirlo non penso che ci sarà tanto impegno. Il Regno dei cieli è il mondo come Dio lo vuole, è l’uomo come Dio lo sogna. Di questo mondo e di questo uomo il credente è chiamato a innamorarsi; per essi è chiamato a spendersi con gesti essenziali e decisi, come quelli dei santi. La nostra vita è banale e piatta perché probabilmente non abbiamo trovato un tesoro, ma ci siamo fermati alla paccottiglia che sta sul mercato del nostro mondo; abbiamo investito energia su cose banali. Il Regno dei cieli/tesoro è il contrario delle cose banali delle cose superflue, è il contrario di una vita qualunque. Saremo capaci di superare la banalità se saremo appassionati da questo tesoro. Se abbiamo trovato questo tesoro, saremo capaci di estrarre da esso cose antiche e cose nuove. Infatti chi ha trovato il tesoro ha un cuore creativo e cercatore, che non ripete ma inventa, tracciando e percorrendo strade nuove.
Don Federico

