Vangelo in briciole
3 marzo 2019

VIII DOMENICA T.O.

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore».

Questo passo del Vangelo mi riporta alla mente quante volte ho incontrato nel mio percorso di vita delle guide spirituali e professionali,  di quest’ultime non me ne sono mai preoccupato giàcchè queste attengono agli effetti della vita mondana mentre le prime all’essenza stessa della vita e quante volte pensando di badare a me stesso ho scambiato “fini dicitori” per uomini ispirati, ahi quanti dolori.
Con il tempo ho imparato e ho tenuto in mente: “Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15; Mt 28, 19) ma anche: “Restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24, 49), pertanto il parlare al prossimo di Gesù deve essere necessariamente ispirato, il guidare gli altri non può attuarsi senza essere “…rivestiti di potenza dall’alto”.
Signore e Signori: l’essere umano si deve redimere da sé!
Il Diavolo accompagna l’uomo nel suo percorso da antropofago dell’era primordiale fino al  filantropo dei tempi moderni, sa come ingannare le persone e spesso può accadere anche nelle istituzioni più sicure; nel nome dei Testi Sacri sono nate una moltitudine di congregazioni, tutte con la verità esposta negli scritti, anche in forme di traduzioni/tradimenti, da cui scaturiscono confronti dialettici da talk show e fenomeni visivi o uditivi insoliti a “garanzia” delle dichiarazioni ispirate.
Nell’ultimo giorno della nostra vita terrena non potremo incolpare qualcun altro per le nostre azioni e per i nostri pensieri ma saremo noi a rispondere per noi stessi:  che senso ha essere ciechi e farsi guidare da altri ciechi anche se asseriscono di vederci benissimo?
L’inizio della Sapienza è il timor di Dio: Dio Padre manda il Suo Spirito secondo la Sua volontà, quella è la guida, non altri, sebbene lo stesso Padre a quanto pare non disdegni farci incontrare delle anime speciali nel nostro percorso di vita terrena in soccorso alla nostra incapacità, negligenza e dimenticanza di Gesù.
La parabola prosegue con un ammonimento ad un atteggiamento antropologico comune che è quello del giudizio e della correzione delle mancanze altrui.
Rimane imprescindibile il viaggio interiore,  affascinante e duro, alla scoperta delle proprie miserie: quella trave sul cuore che talvolta ci impedisce di gioire per la distanza da Gesù.
Gli occhi sono lo specchio dell’anima e trasmettono l’oppressione per le nostre debolezze, ma per la nostra lotta contro di esse e per il soccorso di Gesù gli occhi ritornano ad essere trasparenti, luminosi e gioiosi e consentono, per Grazia, di vedere “oltre” la pagliuzza nell’occhio altrui, la  trave è tolta!
E’ evidente che il Signore si rivolge ancora contro gli ipocriti (nello specifico i Farisei) e prosegue come se volesse indicare la relazione diretta, immediata tra e parole e i fatti: “Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni”.
Questa è la prova nella quale gli ipocriti non amano cimentarsi; se l’albero nel mondo vegetale può essere potato e concimato per renderlo portatore di buoni frutti altrettanto può accadere all’uomo che “parla bene e razzola male” secondo un detto popolare noto, perché la penitenza e la Misericordia di Dio permetterà a questi di rinvigorire le sue radici e tornare a produrre buoni frutti.
“Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto” ovvero dalle sue opere e dalle sue parole che saranno concordi, e ancora “non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo”: il Signore ci dice che non c’è risurrezione se il nostro cuore è occultato  dalle spine dei pensieri mondani.
Un’anima sterile, lontana da Dio, quando produce uva, produce qualcosa  di molto vicino alla terra e per questo facile a marcire. I fichi e l’uva penso siano immagini di frutti dolci e soavi come può esserlo la presenza di Dio.
“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.”, il cuore-radice dà  opere-frutti in rapporto al tesoro cercato e voluto; in questo caso l’albero non ha libero arbitrio, l’essere umano sì.
Tuttavia non bisogna disperare se le parole che scaturiscono dal tesoro cattivo sono traboccanti, perché l’Amore di Dio Padre tutto può giacche la Fonte è più abbondante del fiume.

Mario Martina